Eventi fuori concorso – 2014

 

QUATTRO CORTI A ROTTA DI COLLO

Retrospettiva dedicata a Buster Keaton
Buster Keaton è diventato famoso come “l’uomo che non ride mai”. Così, infatti, lo aveva definito la pubblicità cinematografica degli anni Venti, facendo leva sull’aspetto più rappresentativo della sua recitazione. L’espressione impassibile, lo sguardo quasi impietrito, la comicità lunare che andava contro corrente rispetto ai contemporanei Chaplin e Langdon, sono gli ingredienti più evidenti di un’arte che
ha sempre trovato il giusto successo di pubblico senza mai rinunciare alla sperimentazione portata avanti sul piano della recitazione e, successivamente, della regia; e non è un caso se i surrealisti lo amarono tanto. La sua recitazione è astratta, perché riduce ai minimi termini i movimenti del volto — lo sbattere delle palpebre, ad esempio — e i gesti (la mano sopra gli occhi per scrutare l’orizzonte). La malinconia o l’ansia esistenziale che si trovano in alcuni momenti del suo cinema non sono date dal fatto che Buster non sorrida mai, bensì — ancora una volta — dal suo mettere in discussione le consuetudini degli spettatori. Oggi come allora, lo sguardo in macchina di Keaton rimane un occhio che (ci) interroga.

I corti proiettati:

THE HIGH SIGN di Buster Keaton ed Edward F. Cline (1920)

ONE WEEK di Buster Keaton ed Edward F. Cline (1920)

THE GOAT di Buster Keaton e Malcolm St. Clair (1921)

THE ELECTRIC HOUSE di Buster Keaton ed Edward F. Cline (1922)

I MISTICI E I FESTAIOLI: L’ETERNA SFIDA TRA BEATLES E STONES

Dagli archivi di Rai Teche filmati dedicati alle due celeberrime band, commentati per il pubblico dal giornalista e critico musicale Maurizio Principato.
I Beatles e i Rolling Stones furono i due volti di una stessa medaglia che prese il nome di “British Invasion”. Ma di quale invasione stiamo parlando? Negli anni Sessanta l’Inghilterra, approfittando di un evidente declino del rock’n’roll, sferrò il suo attacco al mercato della musica giovanile: inventò qualcosa di nuovo e, al contempo, si impossessò della musica creata dagli afro-americani. I Beatles tracciarono una strada inedita che prese il nome di “beat” e, con le loro facce da bravi ragazzi, conquistarono la fiducia di mezzo mondo. I Rolling Stones si rifecero alla lezione dei grandi musicisti blues, aggiungendo un po’ di irrequietezza post-adolescenziale condita con l’atteggiamento del ribelle senza causa.
Nella seconda metà degli anni Sessanta l’aria cambiò. I Beatles guardarono a Oriente per trovare nuove ispirazioni. Gli Stones si immersero nel cuore della filosofia ‘sesso, droga e rock and roll’. In quei momenti si definirono strade che avrebbero condizionato stili di vita e gusti: questa è la storia che vi racconteremo, con immagini d’epoca e aneddoti sorprendenti.

Maurizio Principato

FU SERA E FU MATTINA DI EMANUELE CARUSO

Il caso cinematografico dell’anno.
Candidato al David di Donatello, è stato realizzato attraverso il i crowdfunding con un budget ridottissimo: 70mila euro. Giorni nostri. Colline di Langa. Sera. Ad Avila si sta festeggiando in piazza, come ogni anno, Sant’Eurosia, patrona dei frutti della terra. Il sindaco Nicola e il parroco Francesco danno il via alla festa. Sceso in piazza, Francesco saluta le tante persone che gli si parano davanti. Ma al bar del paese è successo qualcosa. Gli occhi delle persone sono puntati sul televisore e paiono non volersi staccare per nessun motivo. Arturo esce di corsa e agitato inizia a farneticare qualcosa a Francesco: “il sole, la benzina”. La gente impaurita si allontana sempre più dal bar. La vita e la quotidianità delle duemila anime di Avila verranno letteralmente sconvolte e messe in discussione, obbligando ciascun singolo a cambiare e ridimensionare la propria esistenza. Nel bene e nel male.

“E fu sera e fu mattina — scrivono gli autori — è una frase scritta all’interno del primo libro della Bibbia: la Genesi. Perché è proprio ripercorrendo in chiave moderna la storia della creazione del mondo che abbiamo voluto raccontare questa storia. Di cosa vivono i rapporti e le relazioni che cuciamo con gli altri? Come sono questi rapporti quando vengono spogliati di tutta quella superficialità di cui spesso vivono?
In questo senso abbiamo individuato nelle Langhe e in alcuni dei suoi scorci più belli, il teatro ideale dove effettuare le riprese. In questo, il paese di La Morra ci è parso quello più indicato. Era fondamentale per noi che questo film raccontasse il gusto di questa terra. Volevamo fortemente che questo ambiente fosse riconoscibile con i suoi abitanti, con la sua storia, con i suoi usi e con la sua cultura. Unica e inimitabile”.

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