PARANORMAL ACTIVITY
(di Oren Peli con Katie Featherston)
Il metodo alla Blair Witch Project - camera sempre in mano e montaggio casalingo - è sfruttato in maniera piuttosto efficace, e questo grazie anche ai due giovani attori - pagati solo 500$ - che sfoggiando una notevole naturalezza e una spontaneità, riescono a conferire credibilità a una storia sempre sull'orlo del banale. La prima mezz'ora serve a farci conoscere i due protagonisti, il loro rapporto e la quotidiana routine uguale a quella di qualsiasi coppia. Lentamente e con un crescendo ben congegnato iniziamo a essere testimoni degli strani eventi che scombussolano la loro vita e che ci fanno rizzare i peli sulle braccia. L'aspetto che inquieta maggiormente - oltre alle porte che si aprono e si chiudono, i sospiri accompagnati da scricchiolii o l'assenza di una colonna sonora a favore di rumori e parole - è l'isolamento a cui vanno incontro i due giovani, specchio di un sistema sempre più individualista ed egoista. Missione compiuta, comunque, per l'esordiente regista che con un budget di 15.000 dollari ne ha incassati nei soli Stati Uniti più di 100 milioni, grazie a una furba riscoperta del cinéma vérité, a un'accorta strategia di pubblicità e ai precedenti di altri film, come L'Esorcista o Rec. Paranormal Activity colpisce nel segno nonostante difetti che, nel contesto della storia, non fanno altro che rendere più credibile e vero il tutto: l'eccessiva lentezza di alcune parti, banali errori di montaggio e un esagerato uso di riprese mosse. VOTO: 6.5