SHUTTER ISLAND
(di Martin Scorsese, con Leonardo Di Caprio)

Martin Scorsese featuring M.Night Shyamalan, passando dal Sesto Senso a Shining senza però dimenticarsi di essere un grande regista. La maestria nel rappresentare sul grande schermo il romanzo di Dennis Lehane è innegabile, tra movimenti di macchina virtuosi, efficaci carrellate - vedi la sequenza dell'esecuzione dei soldati - l'uso di una raffinata fotografia - nelle scene illuminate solo da un fiammifero o all'interno di una grotta col fuoco - e la capacità di farci credere che Leonardo DiCaprio sia un attore di talento. Purtroppo per Scorsese l'evolversi della trama non va di pari passo con la sua abilità di costruire climax e crescendi, e nell'ultima mezz'ora si assiste a colpi di scena - ed esaurienti spiegazioni - che non stupiscono e fanno solo pensare che era tutto più o meno chiaro. Il risvolto interessante della storia, invece, è la rappresentazione della follia e della paranoia. Si vive meglio cancellando dalla mente episodi della propria vita? Ci si sente meno in colpa costruendosi realtà parallele o incolpando altri dei nostri sbagli? La sconcertante spirale di ricordi, allucinazioni e paranoie diventa un pozzo senza fondo per l'agente Daniels (DiCaprio) - e per tutti noi - e suo malgrado si trova costretto a venire a patti con se stesso e con le persone che lo circondano per riprendere in mano le redini della propria vita. E' pericoloso rimanere vittime della propria follia personale solo per cercare considerazione e attenzione o per essere giustificati a compiere gesti discutibili. Spesso bisogna fingere di essere ciò non siamo per sentirci meglio apprezzati o più in pace con noi stessi. Salvo poi tornare a rinchiuderci nel nostro mondo non appena ne abbiamo occasione. Creiamo personaggi che non esistono in situazioni che non sono reali. E' meglio morire pazzi o vivere da sani? O era il contrario? VOTO: 7

Mah.. Ok, Scorsese. Ok, Di Caprio. Sempre molto bravi. E poi l'atmosfera volutamente ed effettivamente claustrofobica, al limite di "Shining" quasi. Però si sente subito puzza di bruciato e probabilmente se n'è accorto lo stesso Scorsese, cercando di sviare lo spettatore subito dopo. Ma alla fine si resta con una mezza sensazione di dejà vu che la professionalità estrema della confezione riesce ad alleggerire solo in parte. Ad onore del vero, però, bisogna dire che lo script di Lehan dal quale è stato tratto il film è clamorosamente inferiore non solo al mitico "Mystic river" ma anche al misconosciuto ma onestissimo "Gone baby gone". Voto 6