TRA LE NUVOLE
(di Jason Reitman - con George Clooney)
Ryan Bingham (George Clooney) lavora per una compagnia che si occupa di licenziare personale al posto degli effettivi dirigenti, così passa la vita in aereo di città in città, di aeroporto in aeroporto, di azienda in azienda, accumulando miglia e seguendo la sua filosofia di vita: no matrimonio, no figli, no una vita sulla terraferma. Quando le cose sembrano prendere una piega inaspettata, Ryan si accorgerà, fortunatamente, di essere l'unica eccezione in un mondo di luoghi comuni e stereotipi. Tagliente riflessione sulla vita, sul lavoro e sulle relazioni di coppia, analizzata dal figlio d'arte Reitman - collaboratore anche della sceneggiatura - con una regia mai invasiva od opprimente, ma discreta e dinamica. Ryan è l'unica persona che pare avere le idee chiare sul suo presente e sul suo futuro, è dotato di un'abile dialettica - anche se spesso retorica e fredda - e allo stesso tempo è capace di comprensione e buon senso. Ciò che crea sempre scossoni e imprevisti, naturalmente, sono le relazioni con le altre persone, che siano colleghi, fidanzati o la famiglia, e in questo senso il film rischia di scadere nello stereotipo del già visto con frasi già sentite. Ma anche nelle scene più scontate c'è sempre qualcosa che non quadra; non è possibile che basti una frase azzeccata, un gesto gentile, un sorriso, un improvviso cambiamento, una (finta) promessa, una notte insieme o una ventata di banalità per far crollare o cambiare tutto ciò in cui si crede. Tutti sanno quello che vogliono, tutti hanno le loro personali priorità, e si mente a se stessi e agli altri se si prende una direzione che non si vuole prendere veramente, se si dice di non desiderare altro che vivere tra le nuvole, quando in realtà si vuole stare nascosti dentro quattro mura con un tetto sulla testa. Be yourself. VOTO: 7.5
Il cinema Usa è sempre due spanne sopra gli altri, anche se la quantità è notevole e le ciofeche di conseguenza non mancano. Non è certo il caso di questo film, con il quale il figlio d'arte Jason Reitman si conferma dopo Juno un gran bel regista. Capace di pensare e di far pensare, con la parabola di un taglliatore di teste dalla vita quasi perfetta che si trova invece ad interrogarsi su diverse cose. Certo, abitando (si fa per dire) ad Omaha poteva anche farlo prima, ma meglio tardi che mai. Un bel film, che ai patiti del genere fa scoprire le architetture di tanti aeroporti americani pre-body scanner e fotografa al meglio la grande crisi mondiale vista dagli Usa. Voto 7.5.